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Nel 1940 Oreste Rivetti intraprende l’idea di realizzare una centrale idroelettrica nella zona dell’Alpe Prato in Valsesia, a servizio del Lanificio Rivetti. Un intero fascicolo di corrispondenza ripercorre le tappe delle indagini e delle valutazioni affidate all’ing. Luigi Ramallini, allora direttore delle centrali elettriche della Cogne e autore del progetto stradale Aosta-Pila, nonché podestà di Aosta fino al 1942.

L’Alpe Prato [da www.hikr.org]
Con lo scioglimento della neve, finalmente si possono affrontare i sopralluoghi.
Alfredo Rivetti, insieme al fidatissimo Natalino Rappa si reca in Valsesia con l’ingegner Agrusti; sia Rivetti che Rappa espongono in due relazioni distinte e dettagliate dei lavori da eseguire, gli scavi e le canalizzazioni, la posa delle tubazioni, la conduzione della linea elettrica attraverso la Bocchetta del Croso verso Montesinaro per raggiungere Biella. La conclusione è che “le opere sono di difficoltosa e molto dispendiosa esecuzione… e nessuna concorrenza è possibile ai prezzi della S.I.P.”.
Oreste Rivetti predispone quello insieme a Ramallini: salita da Piedicavallo e pernottamento al Rifugio Rivetti, quindi la mattina seguente salita alla Punta Tre Vescovi, discesa all’Alpe Prato e prosecuzione fino a Rassa e da lì rientro a Biella.
Anche le indagini del Ramallini deludono l’imprenditore biellese, poiché l’intera valle del fiume Sesia è già oggetto della richiesta di numerose concessioni e la Montecatini e la Dinamo si sono di fatto spartite il territorio. Resterebbero solo “le briciole” dei piccoli torrenti Gronda e Sorba. Oreste Rivetti non demorde e spera addirittura di poter portare l’acqua del bacino dell’Alpe Prato sul versante di Piedicavallo immettendola nel Cervo.
È lo stesso Ramallini a scoraggiare l’operazione, esageratamente costosa e poco redditizia, portando Rivetti a individuare una diversa soluzione, ovvero un accordo per lo sfruttamento dell’impianto del Piancone con Mario Zegna che, a seguito della divisione dell’azienda dal fratello Ermenegildo, ne ha l’uso esclusivo.
La frammentarietà dei documenti non ci permette di giungere al termine della vicenda e sapere come Oreste Rivetti risolse il suo fabbisogno di energia elettrica.